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Innalzati i limiti per l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità: pubblicata la nuova direttiva UE

13 mar 2026

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea la direttiva (UE) 2026/470, che modifica il quadro normativo in materia di rendicontazione e due diligence di sostenibilità, innalzando in modo significativo le soglie dimensionali. L’obbligo di reporting scatterà solo per imprese con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato. Rivisto anche il perimetro della due diligence.

La Gazzetta Ufficiale dell’UE ha pubblicato lo scorso 26 febbraio la direttiva (UE) 2026/470, la quale interviene in modo mirato su più testi normativi – tra cui le direttive 2006/43/CE, 2013/34/UE e 2022/2464/UE in materia di rendicontazione di sostenibilità – con l’obiettivo di rendere più proporzionati gli obblighi informativi e di due diligence rispetto alle dimensioni aziendali.

La novità di maggiore impatto riguarda l’innalzamento delle soglie per la rendicontazione di sostenibilità, che diventano ora obbligatorie per le sole imprese dell’Unione che superano una media di 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Si tratta di un ridimensionamento significativo del perimetro rispetto all’impostazione originaria della CSRD, che mirava a coinvolgere un numero molto più ampio di imprese. Ne deriva che molte società di media dimensione saranno escluse dai nuovi obblighi, con un alleggerimento sostanziale dei costi amministrativi e delle attività di raccolta dati.

Analogamente, la direttiva interviene sul regime europeo di due diligence in materia di sostenibilità, restringendo il perimetro di applicazione. Gli obblighi scatteranno esclusivamente per le grandi imprese con un fatturato annuo superiore a 1,5 miliardi di euro e più di 5.000 dipendenti. Questo riallineamento concentra la disciplina sulle realtà con un impatto più significativo sulle catene globali del valore, evitando oneri sproporzionati per gruppi di dimensioni intermedie. 

Sul piano operativo è rilevante il tema dei tempi di recepimento. L’articolo 5 della direttiva stabilisce che gli Stati membri dovranno recepire:

  • gli articoli relativi alla rendicontazione di sostenibilità (artt. 1‑3) entro il 19 marzo 2027;
  • le disposizioni sulla due diligence (art. 4) entro il 26 luglio 2028.

Queste scadenze consentono alle imprese di avviare un percorso di adeguamento ordinato, soprattutto per quanto riguarda la strutturazione dei sistemi di raccolta dati ESG, la revisione delle procedure interne e l’eventuale ridefinizione dei confini del perimetro di rendicontazione consolidata.

Per le aziende che resteranno comunque soggette agli obblighi, sarà cruciale valutare l’impatto della nuova direttiva sul perimetro dei processi di governance, sulle attività di assurance e sui modelli ESG già implementati. Per le realtà escluse dalle soglie, invece, rimane aperta la possibilità di adottare in via volontaria standard di sostenibilità, al fine di rispondere alle richieste del mercato, degli investitori o della supply chain.

La pubblicazione della direttiva costituisce dunque un passaggio chiave nella ridefinizione del quadro europeo in materia di sostenibilità, con effetti immediati sulla pianificazione strategica e sui sistemi di reporting delle imprese operanti nel mercato unico.
 

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