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Tessere il futuro della Moda: trasformare i rischi di filiera in pura strategia d’impresa

Jan 21, 2026

Il settore Moda sta vivendo un paradosso: mai così centrale per l'economia, mai così esposto a rischi sistemici. Non si tratta più solo di difendere il fatturato, ma di proteggere la reputazione e la sopravvivenza stessa dell'impresa. Tra indagini per caporalato che risalgono la filiera fino ai grandi brand, normative ambientali stringenti (EPR) e un passaggio generazionale che fatica a decollare, la tempesta perfetta è alle porte.

Ma dove c'è rischio, c'è opportunità.

Ecosistema moda: eccellenza e fragilità

Il sistema moda in Italia è formato dalla filiera del tessile comprensiva di 40 mila imprese, mezzo milione di addetti e oltre 70 miliardi di euro di giro d’affari. Dopo aver registrato performance record nel post-pandemia, culminate nel 2023, il comparto sta vivendo un significativo rallentamento. 

Parlare di “Settore Moda” significa, però, generalizzare un perimetro complesso:

  • Le Industrie Tessili si caratterizzano da un elevato consumo di risorse idriche ed energetiche e dall’uso di sostanze chimiche, celando i maggiori rischi di transizione ecologica;
  • Le Aziende di Confezione di Articoli di Abbigliamento trasformano i tessuti in prodotti finiti e presentano un’alta intensità di manodopera, potenzialmente esponendosi maggiormente a rischi sociali, inclusi fenomeni di sfruttamento;
  • Fabbricazione di Articoli in Pelle o Simili, fiore all’occhiello del Made in Italy, ma frammentata in microimprese artigianali spesso prive di struttura manageriale e solidità finanziaria;
  • Occhialeria, Gioielleria e Oreficeria sono alcuni fra i settori collegati che condividono logiche distributive e di branding, e con queste anche le insidie ambientali e sociali. 

I rischi

Non si tratta più solo di etica, ma di sopravvivenza aziendale. Tre sono le minacce sistemiche che incombono sulla filiera:

  • Rischio Legale e Reputazionale (La "S" di ESG): Le indagini per sfruttamento lavorativo e caporalato si moltiplicano, colpendo non solo i terzisti ma, per via giudiziaria, anche i grandi brand committenti. L'accusa ricorrente è la culpa in vigilando: aver massimizzato i profitti ignorando le condizioni reali della supply chain. Oggi, la mancata supervisione non è più una negligenza, è un reato.
  • Rischio Normativo Ambientale (La "E" di ESG): L’obbligo di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) cambia le regole del gioco: produttori e retailer dovranno farsi carico dei costi di fine vita dei prodotti (raccolta, riciclo, smaltimento). Parallelamente, il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) e la Direttiva sui Green Claims impongono la fine del marketing "verde" non comprovato: ogni affermazione dovrà essere basata su dati scientifici verificabili.
  • Rischio di Governance (La "G" di ESG): La struttura proprietaria è un tallone d'Achille. Il 76% delle aziende sopra i 20 milioni di fatturato è familiare e il 30% è guidato da over 70. Il mancato passaggio generazionale rischia di paralizzare l'adozione delle tecnologie e delle strategie necessarie per competere nel nuovo scenario.

Le opportunità

Il pacchetto di misure del settore moda contenuto nel Disegno di legge annuale sulle PMI, al momento in discussione, e le normative di settore non portano solo obblighi, ma strumenti per evolvere.

L'adozione di un modello di organizzazione, gestione e controllo (MOG) e l'affidamento della vigilanza a un organismo autonomo non sono solo burocrazia. Sono lo scudo che consente alle imprese capofila di proteggersi dalle sanzioni, estendendo tramite clausole contrattuali l'obbligo di trasparenza anche ai subfornitori.

Chi saprà dotarsi della certificazione unica di conformità contenuta nel Disegno di legge, potrà beneficiare delle esenzioni di responsabilità prevista dal decreto legislativo n.231/2001. L’iscrizione al registro pubblico e il conseguente diritto ad utilizzare il marchio “Filiera della moda certificata” permetteranno di rafforzare il brand, attestando autenticità di impegno sostenibile. 

Il Disegno di legge prevede anche l’obbligo di clausole con regole di responsabilità e trasparenza dei subfornitori. L’impegno è sempre più capillare, raggiungendo ogni elemento della catena produttiva. 

Anche uno strumento di misura e verifica interna come il bilancio di sostenibilità può ancora essere una leva strategica nel proprio cammino di responsabilità. Anche senza obbligo dopo la rivoluzione portata dall’Omnibus, il percorso di rendicontazione si configura come un momento per riflettere su come creare prodotti di qualità e durevolezza maggiori, con meno risorse e meno sforzi, in armonia con l’ambiente. 

Integrare modelli di business circolari (resale, take-back programs, vintage d’archivio), inoltre, permette di estendere il ciclo di vita del prodotto e fidelizzare il cliente, trasformando l’obbligo EPR in una nuova linea di ricavo. 

La responsabilità come nuovo trend

Il filo rosso è evidente: la due diligence non è solo adempimento burocratico, ma diventa il sistema nervoso dell'impresa di moda moderna. In un mercato dove il consumatore e il legislatore non perdonano l'opacità, la trasparenza diventa l'asset intangibile più prezioso. Per l'operatore che guarda al futuro, gli obiettivi non sono più solo difensivi, ma costruttivi:

  • Controllo attivo: Passare dalla supervisione passiva a presidi funzionali che monitorano sprechi e tutelano i diritti umani in tempo reale.
  • Pianificazione integrata: Trasformare i costi di adeguamento in investimenti per l'efficienza produttiva.
  • Tracciabilità come valore: Implementare meccanismi di verifica non solo per evitare sanzioni, ma per certificare la promessa del brand.
  • Blindatura contrattuale: Adottare modelli che vincolino la filiera a standard condivisi, proteggendo l'azienda a cascata.

Il futuro della moda non appartiene a chi corre più veloce, ma a chi sa correre senza inciampare. Integrare i principi ESG oggi significa garantire che la propria azienda abbia ancora un mercato domani.

 

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