
Entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027 il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.lgs. n. 117/2026), che riorganizza e coordina la disciplina vigente senza introdurre modifiche sostanziali. L’obiettivo è semplificare il quadro normativo e superare la frammentazione delle fonti.
Con il D.lgs. n. 117 del 19 giugno 2026 è stato approvato il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, destinato a sostituire integralmente il Tuir (DPR 917/1986) a decorrere dal 1° gennaio 2027. L’intervento si inserisce nel più ampio processo di riforma fiscale avviato con la delega del 2023, finalizzato alla sistematizzazione e razionalizzazione della normativa tributaria. La portata dell’intervento è principalmente ricognitiva e di coordinamento: non si tratta di una riforma sostanziale della disciplina, ma di un riordino organico delle norme stratificatesi nel tempo, con l’obiettivo di offrire un quadro unitario e coerente della fiscalità diretta.
Sotto il profilo strutturale, il nuovo Testo unico si compone di 377 articoli, suddivisi in quattro parti:
- una prima parte dedicata al regime ordinario (Irpef, Ires e disposizioni comuni);
- una seconda parte relativa ai regimi speciali e sostitutivi (tra cui regime forfettario, cedolare secca, locazioni brevi e impatriati);
- una terza parte interamente dedicata alla global minimum tax;
- una quarta parte contenente disposizioni transitorie e finali.
Elemento di particolare rilievo operativo è l’inclusione, all’interno del Testo unico, di discipline finora contenute in fonti autonome (leggi di bilancio e decreti), con conseguente centralizzazione normativa. Ad esempio, il regime forfettario confluisce stabilmente nel nuovo impianto codificato. Il testo è inoltre corredato da allegati tecnici (coefficienti di redditività, elenchi dei beni agevolabili, categorie particolari di contribuenti), che assumono rilevanza pratica per la determinazione del reddito e l’applicazione delle agevolazioni.
Pur in assenza di modifiche sostanziali, la riforma presenta importanti ricadute in termini di semplificazione e certezza giuridica, riducendo il rischio di errori interpretativi e migliorando la leggibilità complessiva del sistema.